Le bevande che al giorno d'oggi consumiamo sono tutto tranne che salutari. Innanzi tutto sono eccessivamente caricate di zuccheri di bassa qualità come lo sciroppo di glucosio ottenuto dal mais, o altri zuccheri raffinati, se non ancora peggio sostituti dolcificanti nella falsa speranza di renderli "light". Contengono inoltre coloranti e conservanti di origine sintetica molti dei quali non vengono menzionati nelle etichette e sono dannosi all'uomo. Anche i "salutari" succhi di frutta non sono un buona scelta, in quanto provengono da frutta leofilizzata e pastorizzata dalle misteriose provenienze e ciò che ne rimane è praticamente solo fruttosio, cioè la componente peggiore della frutta.
Il genere di bevanda lattofermentata che presenterò in questo post
soddisferà la vostra naturale voglia di bervi una bevanda rinfrescante,
dal dolce sapore di frutta, naturalmente effervescente, e come se non
bastasse, probiotica! Il metodo ovviamente non poteva che provenire
dalla saggezza delle tradizioni alimentari. Sembra paradossale che i
nostri antenati sapessero come preparare bevande simili nel gusto a
quelle commercialmente disponibili al giorno d'oggi, ma assolutamente
sane e nutrienti. Probabilmente è proprio per questo che spesso ne
sentiamo il bisogno, quasi come fosse una naturale e giustificata
esigenza insita nel nostro palato, sviluppatasi di generazione in
generazione, ma mortificata recentemente dal fatto che le bevande
commercialmente disponibili nei supermercati di oggi sono dannose alla
salute. Altre bevande fermentate di origine antichissima sono ad esempio
il Kvass preparato facendo fermentare del pane o della barbabietola, il Ginger Ale tramite la fermentazione di zenzero o il Tè di Kombucha nel
quale viene usata una specifica coltura detta anche fungo, qualcosa di
analogo ai grani di
Kefir che usiamo per fermentare il latte, il
processo alla fine è sempre quello, cambia solo il profilo batteriologico.
La preparazione base che sto per presentare, anche se molto diversa,
prende spunto dalla "limonata hindu", una bevanda indiana preparata
tramite lattofermentazione che ho scoperto grazie al fantastico libro di
Sally Fallon "Nourishing Traditions". Può essere consumata nei pasti
per facilitare la digestione, in quanto ricca di enzimi.
Ingredienti base
- frutta fresca a scelta (spremuta, frullata o a pezzi);
- siero di latte crudo non pastorizzato ne bollito, (mezzo bicchiere circa per ogni 1.5 litri di bevanda totale);
- dolcificante grezzo naturale a scelta quali miele, sciroppo d'acero, molassa, o zucchero grezzo ricavato per evaporazione;
- (facoltativo) spezie (le più consigliate: zenzero, noce moscata, cannella, chiodi di garofano)
Preparazione
La
preparazione di questo genere di bevande è davverò semplice in quanto
non richiede precise dosi o particolari tipi di frutta. Queste varianti
sarete voi a deciderle in base ai vostri gusti: a certi piacciono
bevande più dolci, altri preferiscono un sapore più acidulo e pungente.
Non mi sento in grado di dare indicazioni precise a riguardo. Soltanto
dopo aver provato si potrà capire se era necessario per esempio
diminuire lo zucchero o scegliere un frutto più aspro. Vi posso
assicurare che sarà molto difficile che il risultato sia deludente,
tutt'al più vorrete semplicemente provare nuove combinazioni di volta in
volta. Vediamo più in dettaglio ogni passo.
- I tipi di frutta
con i quali si possono ottenere le bevande più buone e rinfrescanti sono i frutti più succosi come
limoni, lime, arance, ananas, mele, pere, fragole, pesche, etc.;
- Da tener presente che i succhi della frutta ottenuti si possono diluire in acqua
in proporzione variabile. Per le quantità consiglierei di aggiungere al
massimo il 50% d'acqua altrimenti il prodotto finale sarà meno saporito
e la fermentazione più debole. Va comunque ricordato che tale bevanda,
una volta fermentata acquisirà un sapore più pungente rispetto a quello
di quando gli ingredienti sono stati appena mischiati e inoltre sarà
effervescente per via della fermentazione;
- Anche la dolcificazione è variabile, ma utile (non per forza
obbligatoria) per facilitare i processi fermentativi. Più diluita sarà
la bevanda, più zucchero o miele sarà necessario per garantire una buona
fermentazione con molta effervescenza. Inoltre per rendere il prodotto finale più nutriente e con più vitamine e
minerali, la scelta dei dolcificanti ricadrà su quelli più grezzi come
quelli menzionati nella lista degli ingredienti. Per lo zucchero grezzo
di canna, dai 2 ai 5 cucchiai possono bastare in 1,5 litri di bevanda.
Io agguingo poi sempre un bel cucchiaio di miele grezzo che arricchirà
ulteriormente la bevanda di enzimi e la renderà ancora più digeribile;
- Si possono inoltre aggiungere spezie come zenzero fresco grattugiato,
chiodi di garofano, noce moscata o cannella che daranno tonalità più
esotiche;
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| Bevanda fermentata alle mele e cannella |
- Il siero di latte crudo (che ho spiegato come ottenere in questo post), contenendo fermenti attivi, servirà da inoculo per avviare la
fermentazione e inoltre farà anche da conservante per evitare che la
frutta vada in putrefazione;
- Bisognerà poi attendere qualche giorno lasciando il
contenitore chiuso a temperatura ambiente. Anche in questo caso, minore
la temperatura, maggiore sarà il tempo di attesa. Riguardo
l'effervescenza bisogna tener presente che più si attende e più forte
questa si presenterà, raggiungendo il suo massimo dopo 5-6 giorni
circa*;
- Consiglio poi di filtrare il prodotto con una garza e
scartare le pellicine della frutta. Per chi non le vuole buttare si
possono usare nei rinfreschi della pasta madre o nelle panificazioni in
generale;
- A questo punto la bevanda sarà pronta e si può conservare in frigorifero anche per mesi (chi vuole comunque potrà far fermentare altri 2 giorni la bevanda prima di consumarla);
- Ultima cosa (ma non meno importante!), se si lascia continuare la
fermentazione per settimane o mesi a temperatura ambiente la bevanda
comincerà a diventare leggermente (e naturalmente) alcolica e il risultato finale non sarà più una "bibita", ma più un sidro!
*Avvertenze: Talvolta
la fermentazione è così forte che aprire il tappo d'un colpo solo può
risultare pericoloso, soprattutto se è stata usata molta frutta o
zucchero in genere e magari si è pure agitato il contenitore. Per
evitare
"esplosioni" sporcando tutta la cucina consiglio di aprire il tappo
lentamente, magari facendo inizialmente leva con
un coltello fine di modo da far uscire piano piano l'anidride
carbonica. In alternativa, si può aprire il tappo dopo soli 2 giorni e
poi richiudere ed aspettare per altri 2 giorni, in modo che non si
accumuli troppa anidride carbonica alla volta.